Salute e Sicurezza sul Lavoro

a cura di Massimiliano Conte e Angelo Giuliani
Presentazione

La Guida alla Salute e Sicurezza sul Lavoro nasce con lo spirito di fornire uno strumento semplice, di agevole e "continua" consultazione, che consenta di interpretare efficacemente i cambiamenti in corso e tradurli in indicazioni utili per la propria attivita lavorativa quotidiana.

Il valore aggiunto che si vuole fornire consiste:

  • nel delineare percorsi chiari utili per orientarsi tra i cambiamenti in atto nel sistema e per operare consapevolmente nei nuovi scenari;
  • nell'integrare un solido impianto teorico con un pratico ed efficace strumento operativo. La Guida e organizzata in forma sintetica con l'ausilio di grafica e "frasi chiave" per facilitare ricerche rapide e mirate. L'uso di simboli, schemi e riquadri di approfondimento chiarisce i concetti fondamentali facilitandone la memorizzazione.

In particolare, oltre a una parte informativa, la Guida e composta dalle seguenti aree:

  • Approfondimento, che permette di modulare flessibilmente il proprio apprendimento sulla base dell'esperienza e delle conoscenze possedute, scegliendo quando e come scendere nel dettaglio di argomenti di particolare complessita;
  • Memo, per sottolineare in modo pratico e conciso i concetti chiave dei capitoli allo studio, fissando in sintesi i principali punti da ricordare;
  • Le parole della sicurezza per facilitare la comprensione del significato specifico che un termine puo assumere in un particolare contesto;
  • Check list per verificare il livello di informazione acquisita.

Se la chiave principale del successo passa sempre piu per il costante potenziamento e il rapido aggiornamento delle proprie conoscenze, la Guida e il miglior compagno di viaggio per intraprendere consapevolmente il proprio sentiero professionale e contribuire al mantenimento della competitività della propria azienda.

L’obiettivo della Guida alla Salute e Sicurezza sul Lavoro è quello di fornire indicazioni sulle novità in materia di sicurezza e tutela dei lavoratori, seguendo un percorso di lettura agile e puntuale.
  


©Copyright Bancaria Editrice 2018
ISBN: 978-88-449-1134-8

Indice

Prefazione
Rainer Masera

Introduzione
Gino Gandolfi

1. I principali lineamenti della Teoria del Mercato dei Capitali
Elisa Bocchialini, Vincenzo Capizzi, Gian Marco Chiesi, Maria Cristina Arcuri, Manou Monteux

Premessa
1.1 Rendimento e rischio
1.2 La Portfolio Selection di Markowitz
1.2.1 Le ipotesi del modello
1.2.2 Il modello a due titoli in portafoglio (caso elementare)
1.2.3 Il modello a N titoli in portafoglio (caso generale)
1.3 Il Capital Asset Pricing Model: introduzione
1.4 Il Capital Asset Pricing Model: assunzioni e concetti di base
1.4.1 La Capital Market Line
1.4.2 La Security Market Line
1.5 La stima del tasso di rendimento privo di rischio
1.5.1 Il concetto di risk free rate: cenni
1.5.2 Criteri alternativi di determinazione del tasso di rendimento privo di rischio
1.6 La stima dell’equity risk premium
1.6.1 Generalità
1.6.2 La scelta dell’indice di mercato
1.6.3 Il processo di normalizzazione dei rendimenti
1.6.4 La determinazione del periodo di riferimento
1.7 La stima del parametro beta
1.7.1 La stima dei beta tramite analisi di regressione
1.7.2 L’analisi del parametro beta: aspetti tecnici del procedimento di stima
1.7.2.1 La dipendenza dei beta dai parametri della regressione
1.7.2.2 Alcuni metodi per la correzione dei beta stimati
1.7.3 I limiti dei beta stimati tramite regressioni
1.7.3.1 Il problema dell’indice di mercato
1.7.3.2 Il problema dell’errore statistico
1.7.3.3 Il problema della variabilità nel tempo delle caratteristiche aziendali
1.8 Metodologie alternative di determinazione del parametro beta
1.8.1 I beta empirici
1.8.2 I beta delle società comparabili
1.8.2.1 Beta levered e beta unlevered
1.8.3 I beta operativi
1.9 Limiti teorici e applicativi del Capm: considerazioni conclusive
1.10 L’Arbitrage Pricing Theory
1.11 Appendice. Market risk factors e risk factor investing
1.11.1 Inquadramento teorico
1.11.2 Alpha, beta e smart beta
1.11.3 I rischi connessi al risk factor investing
1.11.4 Fattori di rischio di mercato: un tentativo di classificazione
1.11.4.1 Gli asset “tradizionali”
1.11.4.2 Le strategie Carry
1.11.4.3 Le strategie Value
1.11.4.4 Le strategie Momentum
1.11.4.5 Le strategie Volatility
1.11.5 Risk factor. Approccio di portafoglio
1.11.6 Risk factor. Style analysis e performance attribution
Bibliografia


2. La dinamica dei prezzi di borsa
Beatrice Ronchini, Giulio Tagliavini

Premessa
2.1 La teoria del mercato efficiente
2.1.1 Le ipotesi dei mercati efficienti
2.1.2 Implicazioni operative della teoria del mercato efficiente
2.1.3 Le verifiche empiriche a supporto della teoria del mercato efficiente
2.1.3.1 Evidenza dell’ipotesi di mercato efficiente in forma debole. Le regole filtro e i test dell’indipendenza seriale
2.1.3.2 Evidenza dell’ipotesi di mercato efficiente in forma semi-forte
2.1.3.3 Le verifiche empiriche dell’ipotesi di efficienza forte
2.1.4 Le anomalie: alcune prove contrarie all’ipotesi di mercato efficiente
2.1.4.1 Anomalie tecniche
2.1.4.2 Altre anomalie
2.1.4.3 Alcune prove contro la razionalità del mercato
2.2 La finanza comportamentale
2.2.1 Investor sentiment e comportamenti individuali
2.2.2 I fondamenti empirici della finanza comportamentale
2.2.2.1 La finanza comportamentale e il comportamento degli investitori
2.2.2.2 La finanza comportamentale e l’andamento dei mercati
2.2.2.3 La finanza comportamentale e la dinamica di prezzo dei titoli
2.3 L’andamento dei prezzi di borsa: una possibile visione di sintesi?
2.3.1 Premessa
2.3.2 Le variazioni dei prezzi sono casuali o solo apparentemente tali?
2.3.3 La teoria della riflessività
2.3.4 Andamento del mercato come effetto del dissenso circa il giudizio di valore
Bibliografia


3. Analisi tecnica finanziaria
Alessandro Angeli, Gino Gandolfi

3.1 Introduzione
3.2 Analisi tecnica grafica
3.3 Analisi tecnica algoritmica
3.4 Applicazioni pratiche: alcune esemplificazioni
Bibliografia


4. Le tecniche di selezione dei singoli investimenti mobiliari: le obbligazioni
Danilo Drago, Gino Gandolfi, Stefano Pasquali, Mario Valletta

4.1 Gli indicatori di rendimento dei titoli obbligazionari
4.1.1 Il rendimento di un investimento finanziario: aspetti introduttivi
4.1.2 Il rendimento dei titoli senza cedola (o zero-coupon bond)
4.1.3 Il rendimento dei titoli con cedola fissa
4.2 La liquidità e gli indicatori di rischio dei titoli obbligazionari
4.2.1 La liquidità delle obbligazioni
4.2.2 Il Machine Learning come strumento per misurare il liquidity risk
4.2.2.1 Cos’è il Machine Learning
4.2.2.2 Un fenomeno multidimensionale: il rischio liquidità
4.2.2.3 Un’idea per misurare il liquidity risk
4.2.3 Il rischio delle obbligazioni
4.2.3.1 Il rischio di reinvestimento e il rischio di prezzo
4.2.3.2 Il rischio di credito: aspetti concettuali e riscontri di mercato
4.3 La valutazione delle obbligazioni a cedola variabile
4.3.1 Caratteristiche tecniche
4.3.2 La valutazione dei floater: un caso particolare
4.3.3 Indicatori di rendimento
4.3.3.1 Current margin
4.3.3.2 Simple margin
4.3.3.3 Adjusted simple margin
4.3.3.4 Discount margin
4.3.3.5 Relazioni tra discount margin e spread dei bond a cedola fissa
4.3.4 Indicatori di esposizione al rischio
4.3.4.1 La sensibilità alle variazioni dei tassi di mercato
4.3.4.2 La definizione dell’index duration
4.3.4.3 La spread duration
4.3.4.4 Il comportamento del prezzo al variare dei fattori di rischio
Bibliografia


5. La struttura dei rendimenti e l’asset pricing
Giampaolo Gabbi

Introduzione
5.1 Le teorie tradizionali
5.1.1 La term structure e le aspettative degli operatori
5.1.2 Il premio per il rischio
5.1.3 Gli altri fattori esplicativi della term structure
5.1.3.1 La segmentazione degli investitori
5.1.3.2 I fattori reali
5.1.4 L’habitat preferito
5.2 Le teorie moderne
5.2.1 I modelli di non arbitraggio
5.2.2 I modelli di stima basati sulla yield curve
5.3 Il pricing delle attività finanziarie e dei contratti derivati
5.4 Conclusioni
Bibliografia


6. Il valore dei titoli azionari: l’analisi fondamentale e di mercato
Alberto Lanzavecchia, Massimo Regalli

Introduzione
6.1 L’approccio basato sui flussi di risultato: i metodi finanziari
6.1.1 Il Discounted Cash Flow Model con terminal value
6.1.2 Modelli di valutazione finanziaria alternativi
6.2 L’approccio basato sui flussi di risultato: il metodo reddituale
6.3 L’approccio di mercato: il metodo dei multipli di borsa
6.4 L’approccio patrimoniale
6.5 Anomalie o conferme dai mercati?
6.5.1 L’effetto gennaio e l’effetto lunedì
6.5.2 Il prezzo a “sconto” delle holding e dei titoli immobiliari
6.5.3 Il prezzo a “sconto” delle azioni con voto limitato
6.5.4 I test sulla validità del Capm
6.5.5 La politica dei dividendi
6.5.6 Il ruolo della governance e della trasparenza informativa
Bibliografia


7. Gli strumenti derivati: caratteristiche, logiche di pricing e finalità di utilizzo
Gino Gandolfi, Federica Ielasi

7.1 Gli strumenti derivati: elementi definitori e criteri di classificazione
7.1.1 Premessa
7.1.2 Caratteri e tassonomia degli strumenti derivati
7.1.2.1 Contenuto opzionale/incondizionato
7.1.2.2 Mercati di negoziazione
7.1.2.3 Uscite di cassa
7.1.2.4 Tipologia di sottostante
7.1.2.5 Meccanismi di settlement
7.1.2.6 Finalità
7.2 I future su titoli azionari e indici azionari: pricing e strategie operative
7.2.1 Il pricing dei financial future
7.2.2 Le strategie realizzabili con i contratti future
7.2.2.1 L’utilizzo dei contratti future per la realizzazione di strategie speculative
7.2.2.2 L’utilizzo dei contratti future per la realizzazione di strategie di copertura
7.2.2.3 L’utilizzo dei contratti future per la realizzazione di strategie di arbitraggio
7.3 Opzioni su titoli azionari e indici: pricing e strategie operative
7.3.1 Gli elementi che incidono sul valore di un’opzione
7.3.2 Il pricing di un’opzione
7.3.2.1 Limiti superiori e inferiori dei prezzi delle opzioni
7.3.2.2 La put call parity
7.3.2.3 Gli alberi binomiali e l’equazione B&S
7.3.3 Le strategie implementabili con le opzioni
7.3.3.1L’arbitraggio con le opzioni
7.3.3.2 La copertura con le opzioni
7.3.3.3 Il trading con le opzioni
Bibliografia


8. Il personal financial planning e il processo di asset allocation
Giulio Tagliavini, Gabriele Sampagnaro

8.1 Il personal financial planning e l’individuazione del portafoglio ottimo per un investitore
8.1.1 Premessa
8.1.2 Il primo profilo di analisi: il rendimento
8.1.3 Il secondo profilo: complessità e conflitti di interesse
8.1.4 Il terzo profilo: la sopportabilità del rischio
8.1.5 Gli obiettivi della politica di investimento
8.1.6 L’approccio statistico
8.1.7 Qualche idea (probabilmente) sbagliata
8.2 L’attività di asset allocation: inquadramento del tema
8.3 Tassonomia delle dimensioni di asset allocation
8.3.1 L’asset allocation strategica
8.3.2 L’asset allocation tattica
8.3.3 L’asset allocation tattica (o market timing) e le attività di security selection: profili di separatezza
8.3.4 L’asset allocation integrata
8.3.5 L’integrazione tra analisi qualitative e quantitative nell’attività di asset allocation
8.4 La rilevanza delle dimensioni di asset allocation nel processo di investimento: profili di performance attribution
8.5 Gli approcci per la costruzione del portafoglio: top-down e bottom-up approach
Bibliografia


9. Lo stile e le tecniche di gestione di un portafoglio finanziario
Gabriele Sampagnaro, Maria Cristina Arcuri, Manou Monteux

9.1 Premessa
9.2 La tassonomia degli stili: cenni
9.3 Il dibattito teorico sullo stile di gestione del portafoglio
9.4 Lo stile di gestione passiva
9.5 Lo stile di gestione attiva del portafoglio
9.6 Le tecniche di gestione del portafoglio: schema di classificazione
9.7 Il ribilanciamento del portafoglio e le tecniche dinamiche
9.7.1 La strategia del ribilanciamento a proporzione costante
9.7.1.1 Frequenza di ribilanciamento e costi di transazione
9.7.2 La strategia di ribilanciamento a proporzione costante con assicurazione di portafoglio
9.7.3 Il confronto di convenienza tra le strategie dinamiche
9.8 La combinazione degli stili di investimento: la core-satellite strategy
9.8.1 La gestione core-satellite: aspetti quantitativi
9.8.2 L’integrazione tra core-satellite e Cppi
Appendice. Esemplificazione numerica di integrazione tra core-satellite e Cppi
9.9 Exchange Traded Funds
9.9.1 Introduzione, mercato e prospettive
9.9.2 Etf: i meccanismi di funzionamento
9.9.2.1 I meccanismi di creazione e riscatto
9.9.2.2 I meccanismi di creazione e riscatto: un esempio
9.9.3 Le diverse tipologie
9.9.3.1 Equity
9.9.3.2 Bond
9.9.3.3 Commodities
9.9.3.4 Smart Beta, Specialty & Alternatives
9.9.4 La valutazione degli Etf
9.9.4.1 I costi: expense ratio e management fee
9.9.4.2 I costi: bid-ask spread
9.9.4.3 Premium & discount
9.9.5 Etf: i rischi
9.9.5.1 Tracking error
9.9.5.2 Liquidità
9.9.5.3 Rischio controparte
9.9.5.4 Rischi rispetto alle aspettative: Leveraged e Inverse Etf (effetto compounding), effetto Contango e Backwardation
9.9.5.5 Chiusura anticipata, sospensione dell’emissione di nuove quote, Etn delisting
Bibliografia


10. La valutazione della performance
Lucia Poletti, Monica Rossolini

Premessa
10.1 Il rendimento di periodo
10.1.1 Il Money Weigthed Rate of Return
10.1.2 Il Time Weigthed Rate of Return
10.1.3 Le due metodologie a confronto
10.1.4 Il metodo delle quote
10.2 La persistenza dei rendimenti
10.3 Gli indicatori di efficienza e di abilità dei portfolio manager
10.3.1 Calcolare il rendimento e il rischio
10.3.2 Gli indicatori di rendimento corretto per il rischio
10.3.3 L’abilità del gestore
10.3.4 Le componenti della performance
10.4 La necessità di un giudizio sintetico: i rating e gli scoring
10.4.1 Il Morningstar Rating
10.4.2 Lo Standard & Poor’s Rating
Bibliografia


Postfazione
Alberto Albertini, Guido Giubergia

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